Da dove veniamo e dove andiamo: pillole di storia della polizia italiana

Dalle guardie di città agli agenti investigativi

Il Corpo delle Guardie di pubblica sicurezza venne soppresso nel 1890, allorquando fu costituito il Corpo delle Guardie di Città, voluto dal Ministro dell’Interno Giolitti, nel tentativo di dare corrispondenza esatta tra funzione e denominazione, che distinguesse inequivocabilmente il Corpo delle Guardie di Città dall’Arma dei Carabinieri, talché alle Guardie di Città la legge istitutiva affidò competenze in materia di polizia amministrativa, giudiziaria e municipale nei centri urbani, confermandosi con ciò la competenza rurale dei carabinieri. Quella del Corpo delle Guardie di Città fu, peraltro, una felice esperienza istituzionale, tanto che, con un successivo decreto, esso poté contare su un nuovo assetto ordinamentale, nel quadro di una più vasta rivisitazione  dell’organizzazione della Polizia, fortemente auspicato dal Governo Giolitti; tale provvedimento costituì l’epilogo di un percorso iniziato un paio di anni prima, nel dicembre 1904, allorquando Giolitti era riuscito a rafforzare la Polizia in misura considerevole, riuscendo a far approvare dal parlamento un provvedimento quale “acconto di ciò che l’Amministrazione di P.S. si attendeva dal Ministero dell’Interno”. Il senatore Astengo, estensore della relazione alla commissione, non mancò di rivolgere importanti raccomandazioni al Governo ”perché in un non lontano avvenire, [fossero] fatte al personale di p.s. migliori condizioni in rapporto ai maggiori sacrifici che da esso richiedevansi”. Nel 1907 vide, dunque, la luce il r.d. n. 690/1907: “la migliore, autentica documentazione del rapido succedersi di spicciole provvidenze, l’una cagionata dall’insufficienza dell’altra, e ciascuna astraendosi dallo studio a fondo dei complessi problemi sull’ordinamento e coordinamento di tutti gl’istituti della polizia”. Nell’ambito di tale nuovo assetto, si evidenziò la tendenza all’accentramento: al Ministro dell’Interno fu attribuita la competenza nazionale in materia di ordine pubblico e fu prevista l’istituzione di questure in tutti i capoluoghi di provincia con almeno 100mila abitanti; al sindaco, inoltre, in via residuale, vennero attribuite funzioni di pubblica sicurezza nei comuni ove mancavano presidi di polizia o dei carabinieri. 

Fu proprio allora che, anticipando un regime che ancora oggi vige, l’Italia diventò il Paese delle cinque polizie, giacché il R.D. n. 690/1907 individuò le cinque istituzioni armate cui furono attribuite funzioni di pubblica sicurezza: Corpo delle Guardie di Città, Arma dei Carabinieri Reali, Guardia di Finanza, Corpo delle Guardie Carcerarie, Corpo delle Guardie Forestali.

Anche il nuovo assetto, però, non resisté alla prova del tempo, poiché i gravi disordini del primo dopoguerra indussero il governo Nitti a riorganizzare completamente il settore della Pubblica Sicurezza. Nel 1919 fu istituito il Corpo degli Agenti Investigativi, che poté contare su un organico di 8000 uomini, ai quali furono attribuiti esclusivamente compiti di polizia giudiziaria. Si trattava di investigatori, in abito borghese, altamente specializzati ed in grado di contrastare manifestazioni criminali particolarmente complesse, ovvero capaci di utilizzare moderne apparecchiature di recente invenzione. Gli aspiranti erano selezionati, in parte, attingendo agli appartenenti al Corpo delle Guardie di Città, con almeno tre anni di servizio, e, in parte, da cittadini ritenuti idonei al servizio di polizia. I candidati scelti venivano inviati a frequentare corsi di formazione presso la Scuola di polizia scientifica di Roma.

 

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