La DC ostacolo alla Riforma.

Nonostante le buone premesse dell’ultimo scorcio del 1976, il 1977 sembrò nascere sotto cattivi auspici per il Movimento. Infatti, quando tutto pareva deporre a favore di una svolta imminente, qualcosa si inceppò. Nacquero, infatti, contrasti tra la Dc e il ministro Cossiga, accusato dal suo partito di mostrare troppa simpatia per la riforma. Ad “aggravare” le cose c’era, poi, il tentativo di «compromesso storico» in atto tra PCI e DC. Sotto questo profilo, infatti, il partito di Enrico Berlinguer non era molto propenso ad alterare gli equilibri finalmente raggiunti con il partito di maggioranza relativa: uno scontro frontale con i democristiani era ben lontano dai propositi dei comunisti. La rivista Ordine Pubblico, avvicinatasi – dopo il cambio di direttore ‐ alle posizioni della DC, indisse un referendum tra i suoi lettori, i cui risultati evidenziarono un’apparente, forte divisione interna. I dati non erano, però, attendibili, data l’assenza di rappresentatività del campione intervistato, troppo limitato per potere dare all’indagine statistica una base scientifica sufficientemente solida. A complicare le cose vi fu un servizio del “GR‐2”, nel quale si travisarono i dati sugli orientamenti sindacali del personale di polizia, così diffondendo «disorientamento e legittimo malcontento».

Nel Movimento iniziò a serpeggiare un’agitazione palpabile: in molti cominciarono a chiedersi quali fossero le reali posizioni dei partiti. Il 5 aprile 1977, dopo un ampio ed acceso dibattito al suo interno, la DC presentò la propria proposta di riforma. Lo stesso fecero successivamente anche il partito radicale, il PLI, il MSI e Democrazia nazionale. L’iter parlamentare vide il suo avvio con la nomina di un comitato ristretto cui fu assegnato il compito di valutare la possibilità di procedere ad una unificazione dei testi. A luglio si concluse la prima fase del lavoro del comitato, solo che il testo licenziato non comprendeva la parte relativa ai diritti sindacali. Le confederazioni CGIL, CISL e UIL decisero, insieme con il Movimento, di indire, per quell’autunno, una manifestazione nazionale di protesta, per sollecitare l’approvazione della legge. Si minacciò una giornata di mobilitazione con l’astensione dal lavoro di tutti i lavoratori qualora fossero state “messe in atto ulteriori manovre diversive e [si fossero frapposti] ostacoli alla libera sindacalizzazione delle forze di polizia”. La risposta della politica, che continuò a tergiversare, non soddisfò le tre confederazioni, che il 20 dicembre di quell’anno, proclamarono il minacciato sciopero: il blocco di un’ora di tutti i settori produttivi a sostegno della riforma della polizia.

 

 

Bibliografia essenziale per approfondire:

Rivista Ordine pubblico, luglio 1977, pp. 38 ss.

 

 

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