Interessi diffusi e interessi collettivi

Gli interessi diffusi e quelli collettivi sono fenomeno che pertiene in via esclusiva all’ambito categoriale dell'interesse legittimo; ciò è significativo dell’estrema vitalità di tale posizione giuridica, che attraverso la sua evoluzione concettuale non è [più] limitata ad una protezione meramente individuale e, in quanto tale, vagamente egoistica, ma è protesa, invece, verso il riconoscimento di interessi altri, superindividuali, trascendenti e, pertanto, prevalenti sugli interessi dei singoli.

Ma andiamo per gradi. Il concetto di interesse legittimo non solleva - come abbiamo avuto modo di vedere - solo problemi di definizione concettuale, bensì, altresì, di sua individuazione in concreto. Per consolidata tradizione, si sostiene, infatti, che L’interesse legittimo sia interesse differenziato [rispetto ad altri interessi] e qualificato [da una norma]. Tali due caratteri sono tenacemente interconnessi tra loro. Si vuol dire che l’interesse è qualificato perché previsto da una norma che lo protegge; e non è affatto necessario che la norma protegga l’interesse in via diretta, poiché al fine della sua tutela rileva anche una protezione solo mediata. Allo stesso tempo, è proprio questa qualificazione giuridica che differenzia l’interesse legittimo rispetto ad altri interessi [semplici]. Si consideri, però, che la Giurisprudenza tende a sostituire al requisito della qualificazione in positivo dell’interesse da parte di una norma quello della sua non illegittimità, ciò che ha fatto sì che si ampliasse non poco la schiera degli interessi legittimi. Il problema della differenziazione e della qualificazione dell’interesse è particolarmente avvertito proprio con riferimento agli interessi diffusi e agli interessi collettivi ed è il riflesso della modificazione del tipo di relazione che può instaurarsi tra il soggetto pubblico [amministrazione] e quello privato [consociato], rapporto che, sempre più spesso, trascende i confini dell’ambito meramente individuale [si pensi, ad esempio, all’interesse ambientale, a quello alla salute, a quello dei consumatori, ma non solo].

Che quella degli interessi ultraindividuali fosse questione non da poco si capì già a partire dagli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, anni in cui la pressione sociale determinata dalle aspettative intorno a tali posizioni giuridiche richiese soluzioni che consentissero una loro azionabilità, diretta e immediata, in giudizio. Non era in gioco, tanto, la rilevanza degli interessi in questione, che era del tutto pacifica; il problema concerneva, piuttosto, il modulo legale a cui ricorrere per la loro tutela, visto che la Costituzione consente di agire in giudizio per la sola tutela dei diritti e degli interessi legittimi. La questione non era di poco conto; non è un caso, dunque, che il sistema delle tutele degli interessi ultraindividuali abbia incontrato non poche difficoltà lungo il suo cammino.

S’è detto che interesse diffuso è categoria formale che identifica una situazione o posizione soggettiva giuridicamente rilevante [al pari del diritto soggettivo, dell'interesse legittimo, dell'aspettativa, e così via].

Come l’interesse legittimo, anche quello diffuso si denomina interesse poiché, come il suo omologo, esso è espressione di una esigenza individuale, una tensione di un soggetto verso un bene. E non è necessario, si badi, che il bene che sta «al centro» dell’interesse diffuso sia un oggetto materiale, ben potendo essere anche immateriale, pubblico e quindi non necessariamente ed economicamente valutabile.

L’interesse in esame è denominato diffuso in quanto la sua natura, la sua essenza si coglie nell'appartenenza del soggetto a un gruppo, a una collettività. Esso, peraltro, si differenzia dall'interesse semplice, o di mero fatto, perché quest’ultimo, pur esprimendo un'esigenza rilevante dal punto di vista economico e sociale, non è ritenuto degno di tutela dall’ordinamento.

Peraltro, molte, nella storia del diritto, sono le «figure» che, nate come interessi semplici, si sono nel tempo elevate nella scala dei valori e nella stessa coscienza sociale fino ad assurgere al rango di diritto soggettivo. Esempio di ciò è il diritto alla salute, che, dapprima fu confuso con l'interesse pubblico, poi fu fatto oggetto di norme di principio e solo da poco è stato considerato situazione soggettiva di rilevanza costituzionale. Né, beninteso, sono mancati percorsi inversi.
Come nel caso dell’interesse legittimo, anche l’interesse diffuso non ha [avuto] vita facile, tanto che è quasi un vezzo, ormai, indicarlo, attraverso le più diverse definizioni. Ad esempio, come figura dai confini incerti, ambigua o in attesa di una sistemazione dogmatica; o, anche, come interesse senza struttura, in quanto si moltiplica indefinitamente in capo a un numero imprecisato e imprecisabile di portatori; oppure, come interesse senza titolare o adespota, in quanto riguarda un gruppo, e il singolo, che ne è portatore, lo può tutelare solo nell'ambito del gruppo stesso. Ma gli esempi potrebbero moltiplicarsi.

Gli interessi diffusi differiscono dagli interessi pubblici non tanto per il loro oggetto, posto che esso sia sempre costituito da beni di rilevanza generale, ma per la diversità di soggetti ai quali sono imputabili le situazioni giuridiche che li riguardano. Essi, poi, hanno una doppia veste: soggettiva e oggettiva. Sotto il primo profilo, l’interesse diffuso pertiene all'individuo, ma solo in quanto questi rivesta una particolare qualificazione o sia considerato in una particolare dimensione sociale [consumatore, risparmiatore, fruitore dell'ambiente, utente di servizi pubblici, ecc.]. Oggettivamente, esso si esprime ed ha rilevanza solo con riferimento a un gruppo o a una categoria; ciò in quanto il bene che è oggetto dell’interesse diffuso non è suscettibile di fruizione differenziata.

Ove, poi, tali interessi, riferibili ad una comunità di individui siano, altresì caratterizzati, dal fatto che tale comunità si sia organizzata mediante la costituzione di un ente preposto alla tutela dei medesimi, essi vengono definiti ed individuati come interessi collettivi. Quindi, esemplificando, laddove gli interessi diffusi fanno capo ad una formazione sociale non organizzata e non individuabile autonomamente, gli interessi collettivi fanno capo invece ad un ente esponenziale di un gruppo non occasionale.

 

 

Bibliografia essenziale

NIGRO, Giurisprudenza amministrativa e trasformazioni dell'amministrazione: riflessioni sulle conseguenze sostanziali di assetti processuali, in Studi per il centenario della quarta sezione, vol. II, Roma, 1989, pag. 566. TROCKER, Gli interessi diffusi nell'opera della giurisprudenza, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1987, pag. 1112; TORREGROSSA, Profili della tutela dell'ambiente, in Riv. dir. proc., 1979, pag. 202; NIGRO, Le due facce dell'interesse diffuso: ambiguità di una formula e mediazioni della giurisprudenza, in Foro it. 1987, V, pagg. 7 e ss. CASETTA, Manuale di diritto amministrativo, Milano, Giuffrè, 2010, pag. 332. TROCKER, Interessi collettivi e diffusi, in Enc. giur., XVII, Roma, 1989, p. 1. BERTI, Diritto e Stato, riflessioni nel cambiamento, Padova, Cedam, 1986, pagg. 435 e ss. GIANNINI, Diritto Amministrativo, Milano, Giuffrè, 1990, pag. 1. DENTI, Interessi diffusi, in Noviss. Dig. it., App., IV, Torino, 1983, pag. 307.

 

 

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