Il Movimento, i sindacati, la politica

La conquista della riforma della polizia fu un percorso lungo, oltre che faticoso e tormentato.
È nel corso della prima metà degli anni ʹ70, che, come s’è detto, nacque, in maniera peraltro spontanea, il Movimento per la smilitarizzazione e la sindacalizzazione della polizia. Un Movimento formato inizialmente da pochi coraggiosi poi estesosi a macchia d’olio; un impegno “carbonaro” (semiclandestino) che sfidava in ogni momento il potere costituito e le leggi che lo regolavano, andando sovente incontro ad azioni repressive. Con il passare del tempo, l’attività di questi pochi coraggiosi aprì una breccia che si allargò via via sempre più, trovando nelle maggiori organizzazioni sindacali nazionali, nei partiti della sinistra parlamentare e in buona parte dell’opinione pubblica, conforto, solidarietà ed un impegno sociale tali da travolgere tutte le resistenze che ostacolavano, in maniera ancora formidabile, il raggiungimento della riforma. Furono anni esaltanti, con lotte che seppero forgiare un nuovo rapporto fra la polizia e la società, creando così le condizioni per ridurre il divario esistente e contribuendo per quella via a realizzare nel paese un innovativo processo civile, politico e morale.

Ad un certo punto, la polizia non fu più percepita come corpo separato, braccio armato del potere, ma come parte integrante della società e istituzione tra e per i cittadini. Non è un caso infatti che lo slogan coniato in quegli anni intensi fu proprio “polizia tra la gente”. Le forze sindacali del Paese diedero il loro importante contributo alla lotta del Movimento, innanzitutto cominciando ad interessarsi del microcosmo polizia e, indi, partecipando attivamente alla battaglia per la democratizzazione del corpo.Risale al 30 gennaio 1974 la costituzione di un Comitato di studi per il riordinamento della polizia, composto da parlamentari, sindacalisti delle tre confederazioni, poliziotti, magistrati: ventidue persone in tutto. Con il compito, tutt’altro che semplice, di:

1) esaminare la situazione delle forze di polizia;

2) raccogliere gli elementi necessari, da inviare al parlamento;

3) elaborare proposte concrete di riforma;

4) affrontare il problema della sindacalizzazione dei poliziotti.

 

Si trattava un di progetto importante, ambizioso, di amplissimo respiro, che avrebbe visto, altresì, coinvolti operatori esterni, che fornirono un contributo qualificante. Emblematici sono da considerarsi alcuni interventi, politici (della sinistra parlamentare) e sindacali, ad una conferenza stampa organizzata nel 1974 dal comitato di coordinamento. Dal pulpito prese la parola Rinaldo Scheda, sindacalista della CGIL, il quale, innanzitutto, tenne a rassicurare la platea che il problema della sindacalizzazione dei poliziotti sarebbe stato studiato tenendo nel debito conto le funzioni peculiari assolte dall’istituzione; auspicò, poi, un sindacalismo non corporativo, bensì unitario. Anche rappresentanti politici di sinistra presero la parola, tra questi l’On. Vincenzo Balzamo, il quale rappresentò, tra l’altro, l’esigenza di una polizia più selettiva ed efficiente, posto il problema rappresentato dall’aumento della criminalità. La conferenza stampa costituì, altresì, occasione per snocciolare dati alquanto sconfortanti sull’efficienza della polizia: a Roma, su 6400 effettivi, in appena seicento svolgevano funzioni di polizia giudiziaria; fu denunciato un impiego dei poliziotti difforme dal profilo professionale: un agente dichiarò che i poliziotti erano costretti a fare da sguatteri ai superiori; si apprese che l’età media del poliziotto era altissima: cinquant’anni; furono, altresì, denunciati gli assurdi meccanismi che regolavano i miglioramenti economici, che erano legati non già agli scatti, bensì alle promozioni; tale sistema aveva prodotto, quale risultato, l’aumento a dismisura della schiera dei graduati, i quali, su un organico complessivo di 80.000 unità di personale, ammontavano alla metà.

Con riguardo alle posizioni politiche occorre precisare che a fronte di quelle favorevoli tout court alla sindacalizzazione piena (PCI e PSI) e possibilisti rispetto ad una soluzione mitigata (DC), si registrarono posizioni assai dure, come quella del missino Almirante, il quale non esitò a condannare, senza mezzi termini, una delle manifestazioni dei poliziotti, quella dell’ottobre del 1973, che, riuscita in maniera soddisfacente, avrebbe costretto il governo a rompere ogni indugio e a presentare, di lì a poco, il disegno di legge per l’estensione dell’assegno di

perequazione alle forze di polizia e a quelle armate, ciò che chiedevano i poliziotti con la loro pacifica e ordinata protesta. Esprimendo evidentemente i sentimenti del suo partito, Giorgio Almirante criticò duramente la manifestazione dei poliziotti, dichiarando come i modi di tale agitazione fossero, “ovviamente, da condannarsi con estrema energia, per la loro inequivocabile matrice marxista”. L’opinione di Almirante rimase, però, isolata, poiché fu espressa in un momento in cui le rivendicazioni degli operatori di polizia stavano suscitando vasta eco, conquistando la solidarietà di gran parte dell’arco costituzionale e dell’opinione pubblica, nonché di buona parte degli stessi mass media.

 

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